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Torce di gas in Nigeria: Violazione dei diritti umani e mostruosità economica ed ambientale - Rapporto pubblicato dal programma per la giustizia in materia di clima ( Climate Justice Programme) e Environmental Rights Action / Friends of the Earth Nigeria, giugno 2005

Sommario

La pratica di bruciare il gas in torce è più diffusa in Nigeria che in ogni altra parte del mondo. Anche se le stime non possono essere precise, si calcola che ogni giorno vengano dati alle fiamme circa 70 millioni di metri cubi di gas, prodotto nel corso delle estrazioni petrolifere. Questo spreco equivale al 40% di tutto il consumo di gas naturale in Africa (2001), e la perdita finanziaria per la Nigeria è di circa 2,5 miliardi di dollari. Inoltre, le fiamme causano emissioni di gas serra maggiori di quante ne produca tutta l'Africa sub-Sahariana e rilasciano un micidiale cocktail di tossine, che minaccia la salute e le condizioni di vita delle comunità locali, esponendo i residenti del Delta del Niger, a varie malattie respiratorie, dalle patologie infantili all'asma, fino al cancro ai polmoni.

Si tratta di uno stato di cose orribile e assolutamente non necessario, particolarmente in un paese dove il 66% della popolazione vive sotto il livello della povertà e dove i benefici di circa un secolo di estrazioni petrolifere sono andati quasi esclusivamente ad elites corrotte e ad imprese multinazionali

Si iniziò a bruciare il gas in torce agli albori dell'industria petrolifera, quando già si intravedeva la fine della dominazione britannica, col suo carico di ipocrisia e i suoi comportamenti sprezzanti verso le colonie. La pratica è però continuata, fino a raggiungere livelli record da parte di imprese come Shell, Esso-Mobil, ChevronTexaco, Agip e TotalFinaElf, impegnate in joint venture con la nigeriana National Petroleum Corporation. Che si continui a farlo è incredibile, visto che le torce di gas sono illegali dal 1984, in applicazione di una legge del 1979, che lo consente solo in casi particolari, in luoghi definiti e a seguito del rilascio di appositi certificati ministeriali. Malgrado le ripetute richieste, tali permessi non sono mai stati esibiti. Inoltre, i gas tossici sprigionati dalle torce violano i diritti dei cittadini residenti nel Delta, cui la legge dovrebbe assicurare una vita dignitosa in un ambiente salubre.

 

Così il gas continua a bruciare, malgrado tutti a parole convengano che ciò dovrebbe cessare. Il Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e le principali imprese petrolifere hanno convenuto su una data di cessazione, peraltro non obbligatoria, del 2008, ma le iniziative da intraprendere per arrivarci tardano. Con una produzione petrolifera in costante aumento, 2,5 milioni di barili nel 2004 che dovrebbero diventare 4 milioni al 2010, è difficile credere che non si continuerà a dare alle fiamme il gas prodotto in parallelo.

 

Chiediamo un immediata cessazione della combustione del gas in torce, delle nuove esplorazioni petrolifere, e dell'apertura di nuovi pozzi, finché non saranno stati costruiti impianti per l'utilizzo di tutto il gas prodotto insieme al petrolio.

 

Il rapporto intero (in inglese) si trova qui

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