ACQUA CON GIUSTIZIA PER TUTTI
japanese
Qui di seguito vi e' il rapporto degli
Amici della Terra intitolato
"Acqua con giustizia per tutti" Pubblicato
il 10 Marzo 2003
Sommario:
Acqua con
giustizia
La BM succhia acqua
Sete di profitto
Il GATS
ALCUNI FATTI
SULL'ACQUA
Forum Mondiale
sull'Acqua
Il ruolo della
Francia
Il caso della
Bolivia
Il caso
dell'Uruguay
Il caso del Peru'
Il caso
dell'Indonesia
Le proposte per
ridurre i consumi
ACQUA CON
GIUSTIZIA
La vita sulla terra dipende fortemente
dall'acqua. Un uomo medio necessita di
almeno 50 litri di acqua al giorno per
bere, cucinare, lavarsi e produrre cibo. Ma
esistono grosse ineguaglianze nel modo con
cui l'acqua e' consumata nel mondo. Un
cittadino Statunitense medio usa 250-300
litri di acqua al giorno, un cittadino
Somalo invece consuma meno di 9 litri al
giorno. Non solo le risorse idriche sono
scarse in molte zone del mondo, ma spesso
sono anche inquinate o distrutte dalle
attivita' umane come i progetti
idroelettrici di larga scala,
l'inquinamento industriale ed urbano, la
deforestazione, l'utilizzo di pesticidi, il
trattamento dei rifiuti e le attivita' di
estrazione mineraria. Anche le
trasformazioni dell'ecosistema globale
causate dai cambiamenti climatici e dalla
desertificazione hanno effetti sulla
disponibilita' di acqua.
La privatizzazione delle risorse idriche
e' un problema crescente. L'acqua e' un
diritto umano fondamentale in quanto essa
non puo' essere sostituita con nessun altro
prodotto e quindi, sebbene la gestione
idrica nel pubblico interesse puo' essere
necessaria, questa risorsa vitale non
dovrebbe essere sottoposta a proprieta'
privata. Le istituzioni finanziarie
internazionali (IFI), mano nella mano con
le multinazionali, chiedono ai paesi poveri
di impegnarsi alla privatizzazione del
settore in cambio dei prestiti. Gli accordi
commerciali vanno nella stessa direzione:
richiedono ai paesi di regolare i loro
settori idrici e aprirli agli investimenti
privati.
Gli strati piu' poveri della popolazione
mondiale hanno disperatamente bisogno
dell'acqua e dei servizi igienici, ma
l'esperienza dimostra che i poveri vengono
ulteriormente marginalizzati quando i
governi dei paesi in cui vivono seguono i
modelli di privatizzazione. Non potendosi
permettere l'allacciamento ai servizi, sono
condannate a usare l'acqua contaminata o a
rischio di contaminazione.
LA BANCA MONDIALE
SUCCHIA ACQUA
La Banca Mondiale e altre IFI giocano un
ruolo chiave nella promozione della
privatizzazione dell'acqua in tutto il
mondo, assieme ai colossi multinazionali e
agli accordi commerciali, promossi dai
paesi industrializzati, che tendono a
garantire alle multinazionali l'accesso ai
mercati idrici. In molti paesi sviluppati,
come gli USA, il Giappone, la Germania, la
Svezia e l'Olanda, l'acqua e' gestita dal
settore pubblico. Tuttavia la Banca
Mondiale cerca di convincere la Malaysia e
altri paesi indebitati a privatizzare i
loro servizi idrici perche' i loro settori
pubblici sono incompetenti. Questo
significa, in pratica, che i consumatori di
acqua pagheranno l'intero costo delle
operazioni e della manutenzione dei sistemi
idrici in questi paesi, aumentando i prezzi
e permettendo alle multinazionali di
prendere controllo sulle risorse
idriche.
Nel Marzo 2000, la Banca Mondiale e
l'ONU hanno promosso il secondo Forum
Mondiale sull'Acqua, dominato dalle
multinazionali che operano nel settore
idrico ed alimentare. La Banca ha capito
che considerare l'acqua come un bene
economico qualsiasi e' ancora un concetto
molto impopolare e politicamente
inaccettabile, per questo motivo ha
appoggiato la creazione del World Water
Council, della World Commission on Water e
della Global Water Partnership che
forniscono un luogo in cui stipulare
accordi tra le maggiori multinazionali, le
banche multilaterali, le agenzie ONU e le
ONG. Con queste partnership strategiche la
Banca permette alla multinazionali di far
passare i loro interessi economici come
obiettivi di interesse pubblico.
La Banca Mondiale e gli altri donatori
multilaterali chiedono di riformare il
settore pubblico - cioe' la privatizzazione
delle compagnie statali - come condizione
per ottenere i prestiti. Qualcuno dei paesi
piu' poveri del mondo come il Mozambico, il
Benin, il Niger, il Rwanda, l'Honduras, lo
Yemen, la Tanzania, il Camerun e il Kenya
sono stati costretti a privatizzare i
sistemi di gestione idrica sotto pressione
del FMI e della Banca Mondiale.
Ironicamente, gran parte di questi paesi ha
privatizzato per ricevere crediti dal
Poverty Reduction and Growth Facility
(PRGF). Ma invece di ridurre la poverta',
la privatizzazione dell'acqua spesso
significa che le famiglie piu' povere non
possono permettersi acqua pulita. Per
esempio, nel Maggio 2001, il FMI e la BM
hanno imposto un aumento del 95% del prezzo
delle tariffe per l'acqua in Ghana,
raddoppiando il costo medio di un secchio
d'acqua.
Sebbene la BM sostenga di voler ridurre
gli sprechi di questa risorsa, la
privatizzazione puo' portare a maggiori
sprechi. Nel 1996, un team della BM
critico' i livelli di perdita del sistema
idrico pubblico Tedesco dicendo che erano
troppo bassi (dell'ordine dell'1-5%).
Secondo il rapporto del team, si dovrebbe
permettere all'acqua di disperdersi se il
costo per fermare le perdite e' maggiore
dei ricavi derivanti dalla vendita della
risorsa. L'insistenza della BM nel cercare
di convincere che l'acqua deve essere
trattata come un bene economico qualsiasi
significa che se sei abbastanza ricco, puoi
usare quanta acqua vuoi. Per i poveri,
invece, l'accesso all'acqua per le
necessita' di base sara' una battaglia
quotidiana. Le IFI non hanno garantito che
i programmi di privatizzazione dell'acqua
non danneggino la popolazione e il
pianeta.
SETE DI
PROFITTO
Oltre un miliardo di persone nel mondo non
hanno accesso adeguato ad acqua pulita,
mentre il consumo globale di acqua sta
raddoppiando ogni 20 anni - una crescita
pari a 2 volte l'aumento demografico. Il
pianeta rischia una crisi idrica. Le
multinazionali affermano di poter fornire
la risposta alle necessita' del mondo
mandando nuovi investimenti per estendere i
servizi e le reti, e per migliorare la
qualita'. Tuttavia, negli ultimi anni il
crescente livello degli investimenti
privati nei servizi idrici sia nei paesi
sviluppati che in quelli in via di sviluppo
e' stato accompagnato da una serie
innumerevole di incidenti e atti illeciti.
Peggio ancora, esso si e' spesso tradotto
in tariffe piu' alte che praticamente
escludono i poveri, anche dove le reti
idriche e di scarico sono state estese.
Raramente i mercati sono stati regolati
adeguatamente per soddisfare i bisogni
pubblici. E le multinazionali hanno fatto
enormi pressioni per aprire il mercato
dell'acqua e aggiustare le regole
internazionali in funzione a questo
obiettivo.
Il WTO ha recentemente iniziato i
negoziati per liberalizzare i servizi
idrici nell'ambito del GATS (General
Agreement on Trade in Services). Allo
stesso tempo, i trattati sugli investimenti
sono usati dalle multinazionali per tentare
di costringere i governi a risarcirle nel
caso in cui i loro schemi di
privatizzazione falliscano, e simili regole
per i "diritti" degli investitori stanno
per essere introdotte nel Free Trade Area
of the Americas (FTAA) in via di
costituzione. I negoziati sui servizi e gli
investimenti potrebbero consolidare la
privatizzazione in quei paesi che sono
stati costretti a privatizzare la loro
risorse idriche, e potrebbero richiedere
anche che i governi deregolamentino i loro
settori idrici.
Il mondo dell'acqua privatizzata e'
dominato da due multinazionali Francesi:
Suez, che nel 2001 ha avuto ricavi pari a 9
miliardi di dollari, e la Vivendi
Universal, con ricavi di 12.2 miliardi nel
2001. Entrambe sono considerate tra le 100
piu' grandi multinazionali del mondo e
controllano aziende in oltre 100 paesi che
distribuiscono acqua a 100 milioni di
persone. Altri colossi del settore sono la
tedesca RWE (con la sua consociata
britannica Thames Water) e la statunitense
Bechel che sta promuovendo piani di
privatizzazione nel Sud America. Un altro
colosso e' la Enron, che recentemente si e'
ritirata dalla scena.
La corruzione e' molto diffusa
nell'industria idrica. Nell'ultimo
decennio, i magistrati Francesi hanno
indagato diversi dirigenti della Suez e
della Vivendi. In tre occasioni, i
dirigenti sono stati condannati per aver
pagato bustarelle al fine di ottenere
contratti in Francia. La capacita' di
queste compagnie di seguire l'interesse
pubblico, piuttosto che i profitti di breve
termine, e' altamente discutibile. Le
controversie maggiori riguardano gli alti
prezzi che le multinazionali si fanno
pagare. Prima della privatizzazione, le
famiglie povere senza allacciamenti alle
reti idriche spesso pagano alti prezzi per
piccole quantita' di acqua trasportata su
autobotti. Ma la privatizzazione spesso
aumenta drasticamente il costo dell'acqua
per coloro che la ricevono dalla rete.
A Cochabamba, in Bolivia, le tariffe
medie hanno raggiunto una cifra pari al 25%
del reddito di alcune famiglie. Dal 1993,
la Suez gestisce il servizio idrico a
Buenos Aires per 10 milioni di abitanti,
una delle concessioni maggiori del mondo.
Secondo uno studio indipendente sul
servizio, i prezzi sono stati alzati del
20% dopo la privatizzazione. Lo studio
denunciava come molte famiglie povere non
potevano piu' permettersi di pagare le
bollette dell'acqua. I contratti di
privatizzazione tendono anche a escludere
fornitori alternativi che altrimenti
potrebbero offrire un servizio competitivo
alle necessita' locali, come succede a
Santa Cruz e in alcune parti del
Paraguay.
Le multinazionali principali hanno anche
commesso una serie violazioni ambientali e
non sono riuscite a fornire un sistema
igienico adeguato: Suez, Vivendi, Thames
Water (RWE) e Wessex Water (Enron) sono
state classificate tra le 5 maggiori
aziende inquinatrici dall'Agenzia
Ambientale Britannica nel 1999, 2000 e
2001. A Buenos Aires, dove la Suez gestisce
il sistema idrico, il 95% degli scarichi
della citta' e' riversato nel fiume Rio del
Plata causando danni ambientali che vengono
pagati con fondi pubblici.
IL GATS
Oltre un miliardo di persone non hanno
accesso ad acqua potabile e pulita, mentre
2.4 miliardi non hanno adeguati servizi
igienici. L'acqua e' scarsa: 31 paesi
stanno attualmente attraversando delle
crisi idriche e altri 17 saranno
probabilmente aggiunti a questa lista entro
il 2025. La crescente scarsita' e l'aumento
della domanda di acqua hanno portato molti
a pensare che nel XXI secolo l'acqua
potrebbe avere un ruolo importante come il
petrolio, con mercati idrici che diventano
preziosi e politicizzati come i mercati
petroliferi. Proprio come il petrolio,
l'acqua e' un grande business. Il valore
globale dell'industria idrica e' stimato
intorno agli 800 miliardi di dollari
l'anno, ma solo il 5% e' nelle mani del
settore privato attualmente. Per questo
motivo i colossi del settore idrico mirano
ad aumentare i loro profitti chiedendo al
WTO di rimuovere le barriere al
commercio.
Nell'ambito del GATS (General Agreement
on Trade in Services), l'Unione Europea sta
facendo forti pressioni per assicurare alle
proprie multinazionali maggiore accesso ai
mercati internazionali. L'UE, sotto
pressione della Vivendi, della Suez e della
RWE, sta chiedendo di modificare le regole
del commercio mondiale per soddisfare le
richieste di queste multinazionali. L'UE ha
elencato 109 paesi, in gran parte i meno
sviluppati, in cui vorrebbe vedere mercati
aperti alla gestione della raccolta,
dell'estrazione, della purificazione e
della distribuzione di acqua all'ingrosso e
al dettaglio. L'UE e' stata accusata di
aver portato avanti negoziati bilaterali a
porte chiuse.
Data la scarsita' d'acqua in molte
comunita', la proposta di includere la
raccolta di acqua nel GATS solleva
preoccupazioni. Questa proposta potrebbe
limitare il diritto dei governi di
restringere le quantita' di acqua che le
multinazionali possono prelevare dai laghi,
dai fiumi o dalle falde. La pressione
esercitata sulle risorse idriche potrebbe
causare gravi danni ambientali. Secondo gli
Amici della Terra, qualsiasi servizio
legato all'estrazione e alla raccolta di
acqua deve essere chiaramente escluso dagli
obblighi del GATS.
ALCUNI FATTI
SULL'ACQUA
L'acqua dolce disponibile rappresenta
meno dell'1% dell'acqua presente sulla
terra. Il resto e' acqua di mare, o e'
sottoforma di ghiaccio come nelle regioni
polari. L'acqua dolce e' naturalmente
rinnovabile solo tramite la pioggia, ad un
ritmo di 40-50,000 chilometri cubi
all'anno. -31 paesi e oltre 1 miliardo di
persone non hanno accesso ad acqua pulita.
-Oltre 5 milioni di persone, soprattutto
bambini, muoiono ogni anno per le malattie
causate dall'acqua potabile di bassa
qaulita'. -Ogni 8 secondi muore un ambino a
causa dell'uso di acqua contaminata. -I
profitti annuali del settore petrolifero
sono meno della meta' di quelli del settore
idrico. Ma solo il 5% dell'acqua del mondo
e' attualmente nelle mani del settore
privato. -Nel secolo passato oltre la meta'
delle paludi del pianeta sono state
distrutte dallo sviluppo economico e dalla
conversione ad altri usi. Le paludi sono
importanti ecosistemi per la salute dei
sistemi naturali e per le popolazioni
perche' agiscono come filtri e come tamponi
per le inondazioni. -Le falde che
forniscono un terzo dell'acqua per la parte
continentale degli USA sono sfruttate ad
una velocita' 8 volte superiore i ritmi di
rigenerazione. -In India, alcune famiglie
pagano il 25% del loro reddito per l'acqua.
-La produzione di chip per computer
utilizza 18 mln di litri d'acqua al giorno.
A livello globale, l'industria usa ogni
giorno 1.5 trilioni di litri di acqua e
produce 300 miliardi di litri di acque di
scarico (sempre su base giornaliera). -Nel
1996 sono state vendute 56 miliardi di
litri d'acqua imbottigliata e si prevede
che le vendite raggiungeranno i 143
miliardi di litri entro il 2006. Gli
Americani hanno consumato oltre 17 miliardi
di litri di acqua imbottigliata nel 1999 a
un costo di circa 5 miliardi di
dollari.
FORUM MONDIALE
SULL'ACQUA
I Forum Mondiali sull'acqua sono meeting
triennali del World Water Council - un
organismo internazionale che influenza
considerevolmente le politiche idriche
mondiali e che e' ormai diventato il luogo
di incontro ufficiale per parlare delle
questioni riguardanti l'acqua dato che non
esite un organismo ONU che lo faccia al suo
posto.
Il World Water Forum e l'organizzazione
correlata, Global Water Partnership, sono
state guidate da personalita' neoliberiste
nei loro primi anni. Negli ultimi anni,
entrambi si sono spogliati della loro veste
aziendale includendo rappresentanti dei
ministeri nazionali e le agenzie ONU nei
loro consigli amministrativi, nel tentativo
di guadagnare credibilita'. Tuttavia, il
vice presidente della Suez attualmente e'
anche vice presidente del World Water
Council, mentre Emilio Gabrielli della
Thames Water e' segretario esecutivo della
Global Water Partnership.
Le discussioni nei primi due Forum
Mondiali sull'Acqua (1997 e 2000) non si
sono concentrate sull'annullamento del
debito, la conservazione delle risorse
idriche, le riforme agrarie, la
regolamentazione delle multinazionali o il
coinvolgimento delle comunita' nella
gestione dell'acqua per risolvere la crisi
idrica mondiale. Al contrario, i dibattiti
si incentravano sulle richieste di
liberalizzazione e deregolamentazione del
settore idrico, sulla possibilita' di
trattare le aziende transnazionali allo
stesso modo delle aziende locali o delle
autorita' pubbliche, e ovviamente sulla
privatizzazione. Il Terzo Forum Mondiale
sull'acqua si terra' dal 16 al 23 Marzo a
Kyoto, in Giappone.
IL RUOLO DELLA
FRANCIA
Nel 2003, anno internazionale
dell'acqua, gli Amici della Terra Francesi
hanno lanciato una campagna contro le
grandi dighe. Ma come mai viene condotta
questa campagna proprio in Francia dove le
grandi dighe non sono piu' costruite? La
risposta e' semplice: ci sono tre grandi
soggetti in Francia con gravi
responsabilita' nella costruzione di dighe
nel mondo.
La compagnia Francese Alstom e' la piu'
importante al mondo nel settore della
costruzione di grandi dighe. Essa e'
coinvolta nella realizzazione della diga di
Bakun in Malaysia, oltre che della diga
Yusufeli in Turchia, della diga Maheshwar
in India, e della diga delle tre gole in
Cina. Se completata, la diga delle tre gole
sul fiume Yangtze sara' la diga
idroelettrica piu' grande del mondo. Il suo
bacino idrico si estendera' per 600 km, e
spostera' 1.9 milioni di persone. Per
giustificare l'operazione, la Alstom
afferma che e' stato il governo Cinese ad
iniziare la realizzazione del progetto, non
la Alstom stessa, e i prodotti da essa
venduti sono sicuri per l'ambiente e per la
popolazione.
Questi progetti rischiosi sono spesso
appoggiati dall'Agenzia Francese di Credito
alle Esportazioni (COFACE). In perfetta
contraddizione con gli impegni assunti dal
governo Francese durante l'Earth Summit di
Johannesburg, il denaro pubblico e' usato
tramite la COFACE per finanziare progetti
con standard socio-ambientali molto bassi.
COFACE e' coinvolta in diversi di questi
progetti, come la diga delle tre gole,
quella di Yusufeli, e la diga Nam Theun in
Laos, giusto per citarne qualcuna.
Un altro organismo coinvolto nella
costruzione di dighe e' l'Agenzia Francese
per lo Sviluppo (AFD) che segue standard
socio-ambientali deboli come quelli della
COFACE. AFD finanzia la diga di Nam Theun
in Laos. Gli Amici della Terra chiedono
alla Alstom e alle due agenzie di adottare
le raccomandazioni della Commissione
Mondiale sulle Dighe. Questo organismo
internazionale indipendente che comprende
governi, industrie, accademici, e la
societa' civile, ha formulato delle linee
guida per l'industria idroelettrica che
riconoscono l'ambiente e i diritti umani
delle popolazioni che vivono nelle zone in
cui sono costruite le dighe.
IL CASO DELLA
BOLIVIA
Molti anni fa, il governo Boliviano si
occupava dei servizi idrici.
L'acqua era ritenuta fondamentale per la
salute della popolazione e per la riduzione
della mortalita' infantile. Ma in seguito
alle politiche neoliberiste adottate a
partire dagli anni '80, la regione ha
sopportato un'intensa globalizzazione
economica e la privatizzazione dei servizi
di base come il trasporto, l'energia e
l'educazione.
Quando la Aguas del Tunari (una
consociata della societa' Statunitense
Bechtel) e l'Italiana Edison arrivarono per
la prima volta a Cochabamba, in Bolivia, il
governo assicuro' la popolazione un aumento
del prezzo dell'acqua non superiore al 10%
come conseguenza della privatizzazione. La
popolazione fu sconvolta quando vide che le
bollette dell'acqua erano aumentate fino al
300%. Cosi' diversi accademici,
ambientalisti, lavoratori e contadini si
unirono nel Comitato per la Difesa
dell'Acqua e della Vita e i cittadini
Boliviani cominciarono a difendere i loro
diritti con azioni dimostrative nel 2000.
Le mobilitazioni coinvolgevano sia la
campagna che la citta', chiudendo le strade
per giorni. Durante la mobilitazione finale
nell'Aprile del 2000, oltre centomila
persone hanno marciato nel centro di
Cochabamba. L'esercito fu usato per
contenere la protesta usando gas
lacrimogeni, mentre uno studente fu
ucciso.
Alla fine il governo nazionale accetto'
le loro richieste: la Bechtel doveva
andarsene e la distribuzione di acqua
doveva essere controllata da un'impresa
pubblica formata e gestita dal governo
locale, dai sindacati e dalla
"Coordinadora", rappresentando la
popolazione locale. Nonostante la nuova
impresa abbia ereditato tecnologie
arretrate e enormi debiti, il pompaggio di
acqua funziono' e arrivo' a rifornire anche
le zone piu' povere di Cochabamba senza
accesso idrico.
Ma i problemi non sono finiti. Il
governo aveva firmato un contratto con la
Bechtel per la durata di 40 anni. Cosi',
nel Febbraio 2002, la compagnia ha chiesto
un risarcimento di 25 milioni di dollari
per i mancati profitti, cioe' ha intrapreso
un'azione legale contro il governo
Boliviano usando le condizioni di un
accordo bilaterale sugli investimenti. E'
anti-etico chiedere una cifra simile.
Dopotutto la Bechtel non ha fatto alcun
investimento significativo per migliorare
la fornitura idrica, e per un paese povero
come la Bolivia 25 mln di dollari
potrebbero servire a pagare lo stipendio di
12,000 insegnanti in un anno, o per fare
125,000 allacciamenti alla rete idrica.
Sembra che la Bechtel voglia punire la
popolazione per essersi opposta alla
privatizzazione di cio' che e' considerato
un diritto umano fondamentale.
Nonostante la Bechtel sia una
multinazionale Statunitense, l'azione
legale sta per essere intrapresa
nell'ambito di un accordo sugli
investimenti tra la Bolivia e l'Olanda.
Dato che la Bolivia e gli USA non hanno
ancora un accordo sugli investimenti, la
Bechtel sembra aver registrato il suo
consorzio in Olanda al solo fine di
utilizzare l'accordo bilaterale per
iniziare l'azione legale e reclamare i 25
mln di dollari. Il caso giudiziario e' in
corso presso un tribunale sotto gli auspici
dell'ICSID (International Center for the
Settlement of Investment Disputes)
collocato presso la Banca Mondiale, che e'
stata la prima a spingere la Bolivia verso
la privatizzazione del sistema idrico di
Cochabamba. Nell'Agosto del 2002, oltre 300
ONG da 41 paesi hanno presentato una
petizione all'ICSID e al tribunale,
chiedendogli di permettere la
partecipazione pubblica al caso.
L'accordo tra la Bolivia e l'Olanda e'
simile al MAI (Multilateral Agreement on
Investment). Anche se adesso il MAI e'
morto grazie all'opposizione mondiale,
proposte simili stanno per essere inserite
nel nascente FTAA/ALCA e in altri numerosi
accordi bilaterali. A Cancun, nel settembre
2003, il WTO considerera' se lanciare
propri negoziati sulle regole per gli
investimenti. Nel frattempo, i trattati
bilaterali sugli investimenti sono usati
quando le compagnie sono insoddisfatte
della privatizzazione. Un altro esempio
recente e' l'Argentina, che e' stata citata
in giudizio dalla Azurix, consociata della
Enron, per un piano di privatizzazione
fallito.
IL CASO
DELL'URUGUAY
Nel 1992, i cittadini dell'Uruguay hanno
votato contro la privatizzazione dei
servizi pubblici in un referendum
organizzato dai movimenti sociali. Il
chiaro messaggio mandato al governo, alle
Istituzioni Finanziarie Internazionali e
alle multinazionali che chiedono programmi
di privatizzazione e' diventato una pietra
miliare della storia dell'Uruguay ed un
modello per i movimenti sociali di tutta
l'America Latina.
Dieci anni dopo la vittoria, il governo
e' di nuovo tentato di svendere i servizi
pubblici con l'obiettivo dichiarato di
"salvare" il paese dalla crisi finanziaria
che e' il risultato del fallimento del
neoliberismo nella regione. L'acqua e' in
vendita, e il governo sta decidendo di
includere la distribuzione dell'acqua
potabile e l'estrazione delle risorse
idriche tra le sue offerte nell'ambito dei
negoziati del WTO e del FTAA/ALCA.
La privatizzazione dell'acqua nella
provincia del Maldonado ha avuto impatti
negativi, come l'aumento dei prezzi per i
consumatori e diversi problemi tecnici. I
movimenti sociali come i sindacati, i
contadini, gli amici della terra e altre
ONG hanno lanciato una campagna nazionale
per proteggere l'acqua dalla
privatizzazione. Essi stanno promuovendo
emendamenti costituzionali che riconoscano
l'acqua come un bene pubblico e un diritto
umano fondamentale che deve essere gestito
in modo sostenibile. Se verranno raccolte
250,000 firme, l'emendamento sara' votato
durante le elezioni legislative del
2004.
IL CASO DEL
PERU'
Le montagne del Peru' meridionale sono
poco piu' che sabbia e roccia, tranne le
oasi verdi dove gli agricoltori lavorano
duramente per coltivare i loro prodotti. In
questa regione, una delle piu' secche al
mondo, la societa' Minera Quellaveco
intende fare una miniera per estrarre rame,
il che comporterebbe il consumo di 700
litri di acqua al secondo, la deviazione di
un fiume, il deposito dei rifiuti nel letto
del fiume, e la creazione di un lago
tossico.
Minera Quellaveco e' una consociata
della Anglo American (la quale possiede
l'80% delle sue azioni) e della
International Finance Corporation della
Banca Mondiale. La compagnia mineraria e il
governo Peruviano sostengono che la miniera
difficilmente avra' impatti negativi.
Tuttavia, analisi ambientali scientifiche
hanno dimostrato il contrario, ed e' chiaro
che la maggior parte degli impatti sara'
legata alle risorse idriche della zona. A
causa delle proteste sull'acqua gia'
sollevate dalla popolazione, assieme al
basso costo del rame, la IFC ha messo il
progetto in sospesione temporanea alla fine
del 2002.
Le popolazioni locali sono preoccupate
per l'uso dell'acqua di falda. Chilota, una
delle fonti da cui la miniera trarra'
acqua, e' una bella palude piena di uccelli
e farfalle. Gli alpaca e i lama che
pascolano in quelle zone forniscono alle
comunita' locali notevoli guadagni. L'uso
dell'acqua di falda di Chilota abbassera'
il livello dell'acqua e cambiera' il micro
clima. Gli agricoltori dicono che la loro
terra sara' inutile se la Minera Quellaveco
estrarra' l'acqua da Chilota, e molti si
sono rifiutati di vendere le loro terre al
basso prezzo offerto dalla compagnia.
A Tala, a 5 km dalla miniera, una
piccola comunita' e' riuscita a trasformare
una collina steppica in un'area agricola
produttiva. Il sogno della comunita',
quello di passare all'agricoltura
biologica, sara' distrutto se la miniera
sara' realizzata, con il pericolo ricoprire
i terreni con polveri tossiche prodotte
dalle operazioni di estrazione. Inoltre, il
piano di deviazione del fiume Asana in un
letto fluviale piccolo che scorre
attraverso Tala inondera' le terre
produttive. La miniera potrebbe interferire
con il progetto di irrigazione Pastogrande,
che aumenterebbe le terre per la
coltivazione e migliorerebbe la fornitura
di acqua potabile nelle citta' vicine. Gli
Amici della Terra chiedono che il progetto
non venga finanziato dalla banca
Mondiale.
IL CASO
DELL'INDONESIA
L'acqua e' una risorsa critica in
Indonesia. La stagione delle piogge porta
inondazioni e la stagione secca porta
siccita', causando frequentemente crisi
idriche. La qualita' dell'acqua influenza
la qualita' della vita umana: in Indonesia,
le malattie trasmesse tramite l'acqua sono
diventate una delle maggiori cause di morte
di bambini sotto l'eta' di 5 anni. La
principali cause dei problemi sono
l'inquinamento industriale, il
sovrasfruttamento e la riduzione delle aree
di prelievo idrico. Invece di pensare a
risolvere questi problemi con nuove regole
e la loro applicazione, il governo si sta
sottraendo alle sue responsabilita' cedendo
il settore idrico nelle mani dei
privati.
Il governo ha dato concessioni a diverse
compagnie, come la Danone e la Coca Cola.
Milioni di litri di acqua indonesiana sono
pompati dalle falde per essere venduti in
bottiglia. In Indonesia, un litro di acqua
imbottigliata costa piu' di un litro di
gasolio. Contemporaneamente, il governo
cerca di affidare alle multinazionali la
gestione dei bacini fluviali. La Banca
Mondiale ha concesso un prestito di 300 mln
di dollari in cambio della privatizzazione
del settore idrico Indonesiano. I milioni
di agricoltori che dipendono da questi
bacini per le loro coltivazioni saranno
costretti a pagare per l'uso di acqua.
I consumatori di acqua nelle aree urbane
rischiano alti prezzi per la
privatizzazione. Non meno di 20 investitori
nazionali ed internazionali stanno facendo
la fila per investire nel settore della
gestione idrica. Tra essi vi sono la Suez e
la Thames Water. Nonostante tariffe piu'
alte pagate per queste privatizzazioni,
alcune indagini hanno denunciato che la
qualita' dell'acqua e' insoddisfacente a
Jakarta.
LE PROPOSTE PER
RIDURRE I CONSUMI
Gli Amici della Terra del Belgio stanno
promuovendo una gestione idrica che va
all'opposto dell'attuale politica Europea,
cioe' incentrata sull'uso decentralizzato,
equo e sostenibile dell'acqua con una
maggiore partecipazione da parte delle
popolazioni locali. Gli Europei potrebbero
evitare di sovrasfruttare le risorse
idriche di falda in due modi: bevendo acqua
piovana e usando bagni a compostaggio.
Gli Europei potrebbero ridurre i consumi
di acqua cambiando abitudini (per esempio
facendo docce piu' brevi) e usando nuove
tecnologie (come lavatrici ad efficienza
idrica). Ma non ci si deve dimenticare che
i climi piovosi sono una fonte importante
di acqua per uso domestico. Anche se
l'acqua piovana e' stata inquinata
nell'atmosfera, essa puo' essere filtratala
a casa. Essendo naturalmente dolce e poco
dura, l'acqua piovana permette di ridurre
considerevolmente l'uso di detersivi e
ammorbidenti, e quindi di inquinare di
meno. Inoltre, l'uso diffuso dell'acqua
piovana eliminerebbe la necessita' di
acquistare acqua imbottigliata che e' molto
costosa ed inquinante (per via del
trasporto e degli imballaggi).
Gli sciacquoni del WC consumano fino ad
un terzo dell'acqua usata in Europa in un
anno. L'acqua degli sciacquoni e' potabile,
e per questo e' un grande spreco. Gli Amici
della Terra Belgi stanno promuovendo un WC
che usa truciolo di legno, ricchi di
carbonio, al posto dell'acqua. Il compost
creato puo' poi essere usato nei giardini.
Gli Amici della Terra sostengono che anche
fare la doccia e usare lo sciacquone del
bagno possono essere attivita' altamente
politiche!
with thanks to
Quattrocchi
fabio
for making this translation
available
(please note that foei is not responsible
for any inaccuracies arising from the
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